Lega Piloti Parapendio

Gara di Lega Cavallaria 2012: Resoconto

16 Aprile 2012
 A cura di Gabriele Gardini

La prima gara di Lega piloti si è tenuta a Cavallaria. Come dimenticarlo, l'alta pressione ci ha costretto a fare i conti con la pazienza! Un inizio stagione per così dire stabile, buono per levar via la ruggine e per rincontrarsi. In atterraggio non sono mancate le novità: prima fra tutte la bilancia di precisione. E già, perché quest'anno si fa sul serio, il regolamento c'è, è scritto, e come sempre succede in Italia, dà adito a diverse interpretazioni...
Pensate che qualcuno, per rientrare nella norma, si è costretto a una dieta forzata, altri invece hanno addirittura indossato pesantissime cinture di castità prima di montare sulla pedana, tutti comunque sono passati sull'ago della bilancia e hanno lasciato la loro impronta... 


E già, tutto regolare insomma, siamo pronti al via. Gli zainoni sono ammucchiati nei soliti posti, si fa a turno per offrire birre e caffè, per prendere la navetta giusta, e poi c'è Silvestro, sempre lì, seduto sulla sedia, con la solita imperturbabile disponibilità. Dovete sapere che quest'anno, oltre alla solita classifica, sarà costretto a stilarne una più dettagliata. Questo per dar modo al sottoscritto di fermare la gara e verificare le posizioni dei partecipanti. D'ora in poi non si potrà dire ero dietro a primi e poi ho bucato; eh no! d'ora in poi l'occhio satellitare proverà la cruda verità. Certo mancano le altezze di ognuno per fare una analisi accurata ma già dalla prossima gara saremo in grado di fare un quadro chiaro della situazione. D'ora in poi, dopo ogni evento, potrete rivedere le classifiche dopo ogni boa, in maniera da ricordare meglio perché è andata a finire così e non colà...

 

SABATO

La commissione decide per una Race to goal di 61,1 km. La finestra dello start apre alle 13.30. Lo start non è problematico, un cilindrone di 11 km attorno alla boa di Castellano. La maggior parte lo fa bene. L'inizio gara si decide più avanti sul crinale che conduce alla prima boa. La quota massima pare essere compresa tra i 1500 e i 1600 metri. Ma non è facile salire. Chi riesce ad agganciare più velocemente e a passare la prima delle due zone d'inversione prende un discreto vantaggio sugli inseguitori. Altri invece si dirigono bassi verso Castellano. Il breve traverso inginocchia molti. Qualcuno buca, altri fanno la boa ma si ritrovano a dover recuperare. Al ritorno dalla boa, dopo 20 chilometri, questa è la classifica provvisoria che, come ho già detto, non tiene conto delle altezze:

tabella 1

Fin qui il primo gruppo aveva già guadagnato poco meno del 10% sul gruppone degli inseguitori. Come sempre bisognava saper interpretare l’aria e nel debole la regola vale ugualmente. La linea giusta ha sempre qualcosa a che fare con le curve di livello del terreno, non è però mai dato saper dove sia rispetto a esso. Ci vuole istinto ed esperienza e non è un caso che Jimmy abbia fatto da traino per tanta parte di gara in entrambi e due i giorni.
Dopo la prima boa non c’era altro da fare che ripercorrere la strada fatta, tornare a salire davanti al decollo e partire per il traverso, direzione decollo S.Giuliano. La boa in quota, con raggio di 1000 metri, costringeva tutti a cercare termica. Visti i valori, chi più alto arrivava, meglio alloggiava. Il rateo di planata ha fatto la differenza e le vele di ultima generazione hanno avvantaggiato chi le possedeva. Lode alla ricerca!
Dopo la boa in quota, si ripartiva controvento sul grissino. Non c’era una linea migliore, a seconda delle quote e dei momenti teneva maggiormente una zona piuttosto che un’altra. Credo pochi abbiano capito bene come si muovesse l’aria laggiù, e infatti, ho sentito dire di essersi trovati vento contro sia all’andata che al ritorno. Miracoli parlapendistici a parte si percepiva la presenza di quell’enorme massa d’aria, inutile tentare di avere la meglio, bisognava saperla accarezzare…
Vitale, e Littamè, dopo un faticoso recupero, avevano quasi riagguantato il primo gruppetto. In fila indiavano seguivano gli altri più o meno appesi alla pedalina. Al cinquantesimo chilometro, tra la 5° e la 6° boa, qualche chilometro dopo Magnano, questa era la fotografia della situazione:

tabella 2

Da notare che il vantaggio dei primi cominciava a diventare ben più del 10%, il tutto grazie ad una termica e a un tiro di speed. All’andata sul grissino bisognava saper lavorare fino di seconda e quella è un’arte dominata ancora dai pochi.
Molti inseguitori a questo punto della gara bucavano. Tra i nomi famosi Littamè e Vitale. Forse non è stata del tutto colpa della fretta, forse in quel preciso momento l’aria non è stata generosa dove doveva esserlo. Ne sono testimone: a volte c’è poco da rosicchiare attorno ad un grissino!
Bravo invece chi pazienta per restare sulla cresta. Che si prende i suoi bei minuti ma non molla il valorino tutto scarrocciato che fa venire il magone a chi atterrato vede girarlo. La perseveranza di chi lotta per un posto nei primi venti vale quanto la smania di arrivare nei primi tre.
I concorrenti dopo la boa del Tabellone ripercorrono la strada fatta, qualcuno sbaglia i calcoli e non taglia la linea del traguardo.
Chiudono in 22. Tra il primo (bravo!) Cassetta e il ventiduesimo (mitico!) Pretto un’ora di differenza.
La classifica finale la trovate pubblicata sul sito della lega. Menzioniamo solo il Pivi, primo nella classe sport

DOMENICA

Se nella prima giornata la quota di galleggiamento massima si attestava attorno ai 1600 metri il secondo giorno è andata ancora peggio e solo Christian Biasi è riuscito a salire di cento metri sopra il decollo prima dello start. Che fatica però, ha impiegato più di mezz’ora per guadagnare quel briciolo di vantaggio mentre gli altri sotto lesinavano.
Chi non è decollato subito e ha aspettato l’ultimo secondo forse ha fatto la scelta migliore. Una decina di piloti hanno tirato una riga decollo-cilindro dello start ritrovandosi nelle prime posizioni all’ora x. Dopodiché di nuovo il costoncino del giorno prima con ancora minor margine d’errore. Punto critico il solito laghetto a mezza costa, dove il costone devia verso valle creando uno speroncino. Chi si è buttato di là basso ha faticato all’inverosimile. Alla prima boa poi la classifica era la seguente:

tabella 3

Al ritorno è tutto un solfeggiare di vele ordinate a gruppetti lungo ogni crinalino. Chi sbaglia ad agganciare il valore retrocede di un gruppo, chi invece aggancia bene passa al successivo.
Sembriamo i pistoni di un  trattore, saliamo e scendiamo a rilento. Tanto lenti da riuscire a restare coi primi. Le vele di taglia piccola hanno un leggero vantaggio in termica. C’è anche chi salta tutto e si dirige verso il decollo basso basso sperando che il costone regali qualche soddisfazione. In parecchi non si salvano, forse stanchi di lottare col niente si lasciano sedurre dall’atterraggio.
Qualcuno tiene duro e piano piano sale dalla fogna  nebbiosa. Per il traverso partono in gruppo quattordici piloti, seguono gli altri. Alla terza boa la classifica è la seguente.

tabella 4

Il traverso verso Andrade domenica è stato ancora più selettivo. Arrivare sotto ai cavi dell’alta tensione significava bucare. Chi si butta di là trovava il valore, di qua non c’era niente di più di uno 0,2. Chi era carico e arrivava basso pagava caro. Del primo gruppetto si salvano per lo più le vele di ultima generazione, solo Rolando è con i primi!
Chi arriva dopo ha maggior fortuna ma la giornata comunque si sta spegnendo. Si parte per il grissino e, poco prima di Zimone, questa è la fotografia:

tabella 5

In realtà restano in una ventina a giocarsela. Un primo gruppo composto da nove piloti e gli altri dietro a seguire. Non è facile, un minimo errore e si buca. Bisogna essere perfetti. Uno dopo l’altro i piloti atterrano. Della classifica che segue solo i primi 5 restano per aria. E chissà perché da sotto tutti tifano il giovane Tobias, che tocchi a lui quest’anno l’acclamazione degli “N”?

tabella 6

La giornata oramai è finita. Biasi e Peter hanno la quota sufficiente per toccare la boa delle antenne e tagliare la linea del tempo più a valle. Vitale non riesce a salire, la termica è debole sotto le antenne, e lui pesa troppo anche per la sua bravura.
Nessuno comunque taglia la linea del traguardo. Tobias atterra dopo un po’ assieme ad un sorriso pieno di soddisfazione. La navetta è lì ad attenderlo, quasi che si meritasse un passaggio speciale. Bravo Tobias!
Dopodiché ci si ritrova in atterraggio a parlare delle solite cose, a condividere le esperienze, i propri punti di vista e a fare cerchio attorno a chi ci fa sentire bene.
E, mentre qualcuno aspetta le classifiche finali, i più si ritrovano seduti a mangiare un tocco di pancetta altoatesina. A dividerla in precisi pezzetti è Rolando, felice di aver fatto bene nella task e di poter condividere con tutti la sua gioia. Ha un sorriso gioviale, scherza sulle prossime gare, fa progetti di trasferte imperdibili e, salutandoci, dice a voce alta queste parole: “La vita è bella, ricordatevi che la vita è bella”, così ci saluta.
In quel momento non diamo peso a quella affermazione. Ci ritornano in mente dopo, quando siamo raggiunti dalla tragica notizia.
Mi piace pensare che le abbia dette apposta, che qualcosa d’insondabile dentro di lui le abbia sussurrate a noi presenti per incidere qualcosa nella nostra anima.
” La vita è bella”, la vita è bella perché va vissuta, fino in fondo, seguendo i propri desideri e le proprie aspettative. Grazie Rolando per avercelo ricordato. Grazie di aver lasciato un segno in chi ti ha conosciuto. Noi non possiamo che risponderti “Vola in alto!”, non più e non meno di come hai fatto nel corso di tutta la tua vita.

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